mercoledì 13 aprile 2011

Andiamo tutti a votare i referendum del 12 e 13 Giugno


L'informazione "mainstream" non ne parla, presa com'è dalle grottesche vicende processuali del presidente del consiglio, al punto che secondo un recente sondaggio di Repubblica oltre il 50% dei cittadini non conosce i quesiti referendari, e addirittura un buon 20% non sa nemmeno che ci sarà un referendum!

Tra l'altro, sembra che questi ci costeranno qualcosa come 455 milioni di euro, oltre la metà dei quali sarebbero stati risparmiati se il PD fosse riuscito ad approvare la mozione per accorpare i referendum alle amministrative. Una dozzina di assenze (strategiche?) alle votazioni fra le file dell'opposizione, non tutte ben giustificate, hanno permesso al parlamento di separare i referendum dall'election day, cosa che probabilmente minerà alla radice la loro possibilità di raggiungere il quorum.

Dicevamo, l'informazione non ne parla, allora diciamo qualcosa anche noi, cerchiamo di presentare i quesiti referendari con i commenti dei loro promotori , in particolare quelli su acqua e nucleare:

Primo quesito: Privatizzazione dell'acqua

Finalità : fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.


Secondo quesito: Tariffe del servizio idrico

Finalità : fuori i profitti dall’acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull’acqua.

Terzo quesito: Nucleare

Finalità : no al ritorno del nucleare in Italia
Il quesito referendario presentato per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare” è lungo e articolato. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Nella prima parte, recita:
«Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”... seguono articoli e commi che si desidera abrogare.
Il testo completo del quesito può essere consultato sulla pagina di Wikipedia

Quarto quesito: Legittimo impedimento

Finalità : abrogare la norma sul legittimo impedimento
Si propone l'abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale:
« Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”? »
Questa norma crea una evidente disparità fra i comuni cittadini, il cui legittimo impedimento è certificato da un giudice, e alcuni "privilegiati", i quali si autocertificano l'impossibilità di recarsi davanti a un giudice, cosa che appare in palese contrasto con l'articolo 3 della costituzione.

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