mercoledì 26 agosto 2009

Raccolta differenziata, pagheremo una penale ?

Sono stato contattato oggi da un giornalista della Voce il quale mi chiede lumi su eventuali penali che i comuni dell'Emilia Romagna dovrebbero pagare nel caso del mancato soddisfacimento dei livelli minimi di raccolta differenziata previsti per il 2009. La materia è regolata come di consueto dal monumentale testo unico 152/2006 che disciplina tutte le norme in materia ambientale.

Riassumo brevemente gli obbiettivi che ogni ambito territoriale (ATO) deve perseguire per legge (Art.205):

  • Almeno il 35% di RD entro il 31 Dicembre 2006
  • Almeno il 45% di RD entro il 31 Dicembre 2008
  • Almeno il 55% di RD entro il 31 Dicembre 2010

Per restare in regola con il piano d'ambito quindi, i comuni d'Italia (e dell'Emilia Romagna in particolare) dovranno attestarsi tutti entro fine dicembre del 2009 ad una raccolta differenziata del 50%. Ovviamente ciò è ad oggi pura utopia, siamo arrivati a consultivo nel 2008 attorno al 40% (che è comunque tantissimo per la media italiana), ma assai difficilmente si riuscirà entro fine anno a raggiungere il 50% previsto senza ricorrere a qualche tipo di raccolta domiciliare.

Ma in sostanza, cosa si rischia se questo obiettivo non viene raggiunto ? Sempre lo stesso articolo 205, al comma 3, dispone che:

Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un’addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell’Autorità d’ambito, istituito dall’articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che ne ripartisce l’onere tra quei comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni.

Insomma, sembrerebbe proprio che i nostri comuni (tutti per la verità, salvo Forlimpopoli che abbondantemente supera il 50% grazie al porta a porta) debbano pagare un addizionale del 20%. In realtà, tale "multa" non è mai ancora stata pagata, in quanto non è mai stato emanato definitivamente dal ministero dell'ambiente un decreto che stabilisca in modo univoco e senza ambiguità le metodologie e i criteri per il computo corretto della percentuale di raccolta differenziata.

Sappiamo infatti che l'Emilia Romagna è triste leader (appena dietro la Toscana) come produzione di rifiuti procapite, con oltre 670Kg di rifiuti prodotti in regione ogni anno (dati 2006), a fronte di una media nazionale di circa 540Kg pro capite. Ciò è dovuto in larga misura alla scelta di molte entità territoriali emiliano romagnole di includere larghe fette di assimilati dentro il computo della raccolta differenziata, cioè rifiuti speciali che confluiscono nel canale di raccolta urbano, gonfiando in questo modo i veri valori di RD. Vedi il caso di Longiano.

La regione Emilia Romagna, in ogni caso sempre un po più avanti rispetto alle altre in materie di legge, ha promosso nel febbraio scorso una iniziativa legislativa importante volta a stabilire tre punti fondamentali:

  • Premiare e incentivare i comuni che superano gli obiettivi di raccolta differenziata.
  • Fare confluire il gettito di imposta addizionale interamente in progetti in grado di finanziare ed avviare la raccolta domiciliare dei rifiuti.
  • Ripartire adeguatamente i supplementi di imposta verso quei singoli comuni che non si sono adoperati per migliorare la raccolta differenziata con sistemi domiciliari

Insomma, sembrerebbe che in caso di multe salate ai comuni, quindi riversate come aumenti delle tariffe, i soldi recuperati debbano servire in pratica proprio per avviare il porta a porta nei comuni. Da quì l'interessante paradosso per cui Hera, ostacolando la raccolta domiciliare, causerà in realtà un aumento delle tariffe, che Hera stessa dovrà impiegare per incentivare la raccolta domiciliare che sta ostacolando.

Ma allora perché non avviarla fin da subito e in maniera ben pianificata questa benedetta raccolta domiciliare, per evitare che a pagarla sia ancora una volta il cittadino, addirittura sotto forma di multa ancora prima di vedersela avviata ?

In soldoni, al cittadino è richiesto di pagare i costi extra della raccolta differenziata domiciliare fin da subito, con la prospettiva di non vederla partire affatto. Mentre se la facesse davvero addirittura non ne pagherebbe i relativi maggiori costi, in quanto finanziata dai proventi dei comuni che ancora non la fanno. Cioè, se fai il porta a porta di fatto non lo paghi, se non lo fai lo paghi agli altri sotto forma di multa.

Confusi ? Mai quanto me dopo avere letto cosa stanno combinando in sede parlamentare, in particolare ho trovato questa proposta di legge dell'onorevole Luigi Ramponi (PDL), che se passasse obbligherebbe i comuni ad accollarsi l'addizionale del 20% anziché riversarla sui cittadini sotto forma di tariffa. Se il comune osa farlo, il cittadino può chiedere un rimborso.

Non saprei dire se questa di fare pagare le sanzioni ai comuni sia una buona idea oppure no, ho il sospetto che malgrado la legge questa addizionale non vorrà pagarla nessuno (figuriamoci Hera), che pertanto farà di tutto per continuare ad aumentare la raccolta differenziata a furia di assimilati, pianificando il solito aumento annuale spropositato e ingiustificato delle tariffe senza impegnarsi minimamente nell'attuare politiche realmente virtuose di raccolta domiciliare, come il porta a porta.

Che ne direste di una proposta di legge regionale per cui, se non si raggiungono gli obiettivi di legge, a pagare la multa siano proprio le casse di Hera e non solo i cittadini oppure i Comuni ?

2 commenti:

  1. Ottima disamina ed altrettanto ottima proposta finale. Credo anche io che la via della definizione di utili e chiare proposte di legge (d'iniziativa popolare?) debba essere molto più battuta, anche in altri ambiti (ad es. in ambito urbanistico). Ciao, fabio

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  2. Ho visto il video della presentazione della petizione al Sindaco sul sito di Marco Boschini.
    Bella iniziativa.
    Questo il commento sul sito di Marco, credo sia utile per rispondere al Sindaco.
    ciao, Roberto
    www.buonsenso.info

    Messaggio per il Sindaco di Cesena.

    Le forme di raccolte "miste" non servono a niente, se non ad Hera per mantenere lo status quo.
    Così non è possibile ridurre la produzione di scarti (e le tariffe ai cittadini).
    Il vero problema è che per Hera il sistema porta a porta rappresenta una riduzione di fatturato.
    Essendo proprietari anche degli impianti di smaltimento sono in un conflitto di interessi sanabile solo dalla volontà politica di anteporre agli interessi degli azionisti gli interessi dei cittadini (e della vita).

    NB
    il sistema porta a porta non si sperimenta:
    si applica

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